Ribellati a tristezza ed ansia con un trucco - Anti ansia e stress

Ribellati a tristezza ed ansia con un trucco

Quando siamo tristi o ci viene l’ansia, cominciamo a pensare, pensare, pensare… Una voce nella nostra testa ci racconta cose orribili, ci preannuncia sofferenze e disgrazie. Noi le diamo ragione e cominciamo a credere di essere una persona incapace, sfortunata, maledetta. Ci chiediamo perchè certe cose succedano sempre a noi, cosa abbiamo di sbagliato e ci deprimiamo. Ci convinciamo di essere malati o predestinati a soffrire. Ma cosa c’è di vero in questa situazione? Niente. è solo testardaggine e pigrizia del nostro cervello, vediamo perchè.

Il cervello tende ad essere abitudinario.

Quando impara a fare una cosa, cerca di ripeterla sempre allo stesso modo. Si è evoluto così per risparmiare energia. Pensare, valutare, elaborare ogni specifica situazione richiede molta più energia della semplice scelta di una routine già collaudata tra le tante a disposizione. Per lo stesso principio, anche mettere in discussione dei giudizi appresi e comprovati da diverse esperienze costa caro. Non solo consuma energia ma genera addirittura un malessere più o meno grave a seconda di quanto era considerato valido e provato il giudizio che si è formato in passato. Per evitare una situazione simile, che viene detta “dissonanza cognitiva”, il cervello preferisce sorvolare e non dare importanza a fatti che potrebbero mettere in discussione ciò che considera acquisito. Ad esempio se siamo convinti che Anna sia un’amica leale e stimata, probabilmente avremo molti ricordi di situazioni che provano tale giudizio. Potremmo avere ricordi e condizionamenti mentali che ci spingono a pensare che Anna sia una brava persona.

Esperienze reali, esperienze di altri che ci vengono riportate o condizionamenti esterni concorrono a formare un giudizio consolidato.

Se scoprissimo che Anna parla male di noi con gli altri amici o che ci ruba soldi dal portafoglio staremmo molto male, ne soffriremmo. Saremmo costretti a cambiare il giudizio nei suoi confronti e a ricollocare le esperienze passate con Anna in una nuova prospettiva.

A volte per il nostro cervello la sofferenza e la fatica di dover rielaborare il giudizio è talmente pesante che preferisce sottostimare o negare l’episodio che contrasta.

Potrebbe ad esempio rielaborare la situazione di Anna, che prende i soldi dal portafoglio, con una giustificazione o minimizzando il fatto. Potrebbe addirittura arrivare a cancellare dalla mente ciò che abbiamo visto pur di non dover rivedere il giudizio su Anna.

I giudizi che abbiamo su noi stessi funzionano allo stesso modo. Se siamo tendenzialmente ansiosi, tristi e depressi, è sempre per colpa dalla pigrizia e della testardaggine del cervello. Ci siamo abituati a considerare noi stessi e le cose che ci accadono, sotto una cattiva luce e al cervello fa comodo non dover rimettere tutto in discussione. Lo psichiatra Michel Lejoyeux, la massima autorità francese nel campo della psicologia cognitiva, nel suo libro “addio tristezza!”, scrive:

La dissonanza cognitiva e la predilezione per l’abitudine dei nostri neuroni possono farci cadere in trappola: Il cervello si crogiola nella sua routine e nei suoi pensieri ossessivi, facendoci credere che siano immutabili. Non è così, la voce della depressione non rappresenta il nostro vero io. Parla dentro di noi e di noi, ma non è il riflesso di quello che siamo nel profondo. È un’insieme di idee scoraggianti che possiamo allontanare, perchè sono il risultato di un condizionamento. Passate dal pensiero: “Sono triste perchè la mia vita è un fallimento”, a quello: “Questa voce che sento vuole farmi credere che sono triste e che la mia vita è un fallimento. Dice cose false e mi maltratta: Non ho nessuna intenzione di starla a sentire”. Siate coscienti della differenza tra gli errori di giudizio di questo genio maligno che vi abita e quello che siete davvero.

Ed ecco il trucco:

Se consideriamo la vocina come qualcosa che non esprime la realtà ma che è frutto di condizionamenti del passato o interpretazioni sbagliate, possiamo ribellarci alla vocina. La vocina, i pensieri che opprimono il nostro modo di essere con ammonizioni e denigrazioni è davvero qualcosa che non ci rappresenta. Fa parte dello stratagemma del cervello per evitare di dover ammettere degli errori e di dover faticare per rendere tutto comprensibile e coerente, ma ci ostacola e ci fa soffrire inutilmente.

Una forma di ribellione consiste nell’affibbiare alla vocina dei nomignoli offensivi o denigratori. Ad esempio “l’idiota che sparla a vanvera”, “il sabotatore interno”, “il mostro dei miei stivali”, ecc. Questo serve a mettere distanza tra voi e i vostri condizionamenti mentali negativi e li rende meno credibili.

Un’altra ribellione tanto semplice quanto efficace è quella di non ascoltare. Appena parte il pensiero molesto ditegli “taci, non ho intenzione di ascoltarti” e pensate ad altro. Non siamo costretti a subire passivamente questi pensieri automatici frutto di condizionamenti che ci sono stati inculcati o che abbiamo sviluppato da soli con atteggiamenti negativi nel passato. Ora possiamo diventare consapevoli della loro presenza e combatterli.

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Federica Balliana

Mi chiamo Federica Balliana e mi occupo di web design, web marketing, grafica e social media. Imparare è una cosa che non mi stanca mai. In particolare mi incuriosiscono i meccanismi mentali, gli automatismi, le false percezioni, le induzioni persuasive, le tecniche mnemoniche, le tecniche di meditazione e relax, e tutto ciò che riguarda la sfera della psiche. Ho deciso di aprire questo blog insieme a Roberto, perchè condivido con lui il desiderio di aiutare le persone a sconfiggere ansia, stress e situazioni emotive che limitano l’espressione del loro vero potenziale.

Per altre informazioni su di me vedi la mia bio su www.abicetta.com

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