L'autostima. - Anti ansia e stress

L’autostima.

Cos’è l’autostima e di quali elementi si compone

L’autostima è la nostra personale idea di quanto valiamo. Costruita e aggiornata continuamente in base alle nostre esperienze e al confronto con le altre persone.
Se ci piacciamo o no, dipende dal bilancio tra i lati positivi e negativi del nostro carattere ma soprattutto dall’importanza che attribuiamo ad ogni caratteristica. Per esempio se abbiamo molti difetti a cui attribuiamo scarsa importanza e pochi pregi per noi fondamentali, sicuramente saremo nel complesso felici di noi stessi.

Le nostre potenzialità, ovvero quanto crediamo di essere bravi nel fare qualcosa, sia che si tratti di esperienze realmente vissute, sia che riguardino soltanto una previsione immaginata, contribuiscono a migliorare o peggiorare la nostra valutazione di noi stessi. Il livello di accettazione o di rifiuto dei nostri difetti, contribuisce a dare maggiore o minore peso al bilancio. Gli apprezzamenti, le critiche o l’indifferenza delle persone che sono per noi più importanti possono influenzare notevolmente la percezione di come gli altri ci giudicano e di conseguenza influire su come noi giudichiamo noi stessi. Questi elementi sono tutti molto utili a costruire una nostra immagine personale ma dovremmo cercare di aver sempre ben presente che si tratta solo di valutazioni: non sono realmente “noi”. I nostri cattivi giudizi su noi stessi possono deprimerci e mortificarci. Dobbiamo imparare ad usare l’autocritica in maniera costruttiva.

Come viene creata e come si modifica

L’autostima si forma principalmente dall’unione di due aspetti: Il piacersi e il sentirsi persone capaci. Il piacersi è influenzato dagli affetti e dalle persone con cui ci rapportiamo. Forse crediamo che non sia così, ma essendo “animali sociali” tendiamo ad assorbire e ad adeguarci al giudizio degli altri e a vederci come gli altri ci vedono. Anche quando gli altri non ci giudicano esplicitamente, siamo bravissimi a notare le espressioni facciali, il tono di voce e tutto ciò che riguarda la comunicazione non verbale. Siamo molto sensibili anche ai giudizi generici dati a categorie a cui ci sentiamo di appartenere, ad esempio “gli italiani”, “i giovani”, “gli avvocati”, “le mamme”, ecc.

Il sentirsi persone capaci è invece collegato ai risultati delle nostre azioni. I successi e i fallimenti influenzano la nostra idea di essere capaci di raggiungere gli obiettivi e superare gli ostacoli. Saper far bene qualcosa. Avere un controllo sulle nostre azioni.

Piacersi e sentirsi capaci sono le basi per lavorare sull’autostima. Si può agire su un aspetto per migliorare l’altro, perché più una persona si sente accettata e più tende ad essere soddisfatta dai risultati delle sue azioni. Compiti troppo difficili si possono suddividere in traguardi più facili e se gli altri non ci apprezzano possiamo cercare di frequentare altre persone più sensibili alle nostre qualità.

Atteggiamenti mentali che creano una buona autostima.

Abbiamo detto prima che l’autostima in sostanza è un insieme di autovalutazioni su fatti percepiti, quindi è possibile intervenire consapevolmente per ricordare le esperienze e i riscontri positivi e contemporaneamente valutare gli insuccessi come dei preziosi insegnamenti che ci aiutano a crescere.
Non dobbiamo credere che le persone abbiano delle capacità fisse immodificabili. Il talento si può sviluppare o addirittura creare da zero se non lo si possiede. Ci sono molti esempi nella musica e nello sport: persone senza talento che nel corso della vita, grazie alla grande passione e tramite l’esercizio e l’impegno costante hanno raggiunto l’eccellenza. In fondo a che serve essere dotati se manca l’interesse per la pratica? Un cantante eccezionale che non canta mai, difficilmente sarà ricordato in quanto tale.

Possiamo imparare a far nostra questa idea di poter sviluppare le qualità e modificare di conseguenza i pensieri con cui valutiamo noi stessi. Le convinzioni nocive come ad esempio: “non sono portato per il calcio”, vanno sostituite con: “non ho ancora ottenuto buoni risultati con il calcio”, oppure: “non sono una persona puntuale”, con: “arrivo spesso in ritardo, finora non ho dato molta importanza alla puntualità”. Dobbiamo ragionare in termini di cambiamento. Giudicare il comportamento e non la persona. Non importa chi siamo o chi crediamo di essere: il risultato dipende dalle scelte che facciamo e dalle azioni che compiamo. Esercitiamoci quotidianamente a cambiare le convinzioni fisse in situazioni momentanee. Cambiare prospettiva in questo senso ci fa diventare persone più consapevoli e positive. Tutto si trasforma in natura: sfruttiamo questo principio a nostro vantaggio sbarazzandoci delle idee fisse nocive.

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